Dietro le nuvole c'è sempre il sereno | |
W la danza!!!
11:51, Jul. 31, 2008
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...Pratico danza classica da quando ho 6 anni e a settembre 2008 devo cominciare l'ottavo anno di studio. In questo contenuto mi piacerebbe trasmettere la mia passione a voi lettori!!!LA MIA ESPERIENZA: Come suddetto, pratico danza da quasi otto anni, tempo sufficiente per farsi un'idea personale di questa fantastica disciplina. Una delle considerazioni che ho della danza (classica, in particolare) è che si rivela un modo eccellente per tenere il proprio fisico e la propria mente in forma; infatti le ballerine devono avere una considerevole elasticità fisica, ma anche mentale, perchè la maggior parte degli esercizi richiedono una non indifferente dose di concentrazione. Per raggiungere buoni risultati bisogna avere molta costanza e essere disposti/e a fare dei sacrifici. Un'altra virtù (se così la si può chiamare) della danza è che ti abitua a contare sulle compagne del gruppo e a lavorare insieme. Per esempio, ai saggi di fine anno, ognuna dà il proprio contributo per un miglior risultato del balletto collettivo. O quando, nelle lezioni più faticosa credi di non sopportare più il caldo e ti senti cedere le gambe, sai che non sei solo/a, perchè le altre stanno sopportando la fatica con te. Per ora credo che basti descrivere i sacrifici e le rinunce richieste dalla danza, piuttosto ci terrei a dire che i risultati poi, si vedono eccome!!! Ci si sente più in forma in tutti i sensi e poi non vi riesco a descrivere la soddisfazione che si ha quando si riesce per la prima volta a eseguire una duble piroètte o un esercizio di batteria (esercizi in cui le gambe eseguono sforbiciate in senso orizzontale in salto)!!! Di seguito c'è elencato il kit di una ballerina: BODY: dev'essere avvolgente per permettere all'insegnante di vedere le posizioni della schiena e degli addominali. CALZAMAGLIA: una ballerina deve essere ordinata, per cui la calzamaglia di solito è rosa pallido e si compra nei negozi di danza. E' fatta con un particolare tessuto più resistente. SCALDAMUSCOLI: gli scaldamuscoli avvolgono la gamba dalla caviglia fino al ginocchio e servono per tenere i muscoli caldi. Sono di lana o cotone e solitamnete sono rosa o neri. SCARPE DA SALTO: le scarpe da salto sono soprattutto in pelle, ma si trovano anche di stoffa. Hanno una suola in cuoio molto flessibile che permette di stendere il piede con facilità. Per renderle più comode hanno un elastico che si appoggia al collo del piede. SCARPE DA PUNTA: sono le calzature più scomode perchè hanno la punta in gesso e sono molto rigide. La loro rigidità permette al piede di reggersi sulle dita e di sostenere il peso del corpo. Questa scarpa richiede molto allenamento, infatti la si può indossare dai dieci anni e dopo alcuni anni di danza. E' rivestita di raso. Nella zona del tallone sono fissati due nastri che si allacciano sulla caviglia, dietro al malleolo. CAPELLI: per una ballerina è essenziale legare i capelli durante le lezioni e le esibizioni. negli esercizi più impegnativi danno molto fastidio! STAR DELLA DANZA!!!!! Nato a Casale Monferrato, Roberto Bolle è entrato giovanissimo alla Scuola di Ballo del Teatro alla Scala; il primo a notare il suo talento è stato Rudolf Nureyev, che lo ha scelto per interpretare il ruolo di Tadzio nel balletto Morte a Venezia. Nel 1996, appena due anni dopo il suo ingresso nel balletto scaligero, alla fine di un suo spettacolo di Romeo e Giulietta, viene nominato Primo Ballerino dall’allora direttrice del Ballo, Elisabetta Terabust. Da quel momento è protagonista di balletti classici e contemporanei come La bella addormentata, Cenerentola e Don Chisciotte (Nureyev), Il lago dei cigni (Nureyev-Dowell-Deane-Bourmeister), Schiaccianoci (Wright-Hynd-Deane-Bart), Gita in Provenza
19:20, Jun. 13, 2008
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Nei giorni 3-4-5 marzo 2008 la nostra professoressa di francese ha deciso di portare le nostre tre classi seconde della scuola media Serafino Gnutti (Lumezzane-BS) in gita, scegliendo come meta la Provenza. In questo spazio potete trovare il lavoro che ho realizzato a proposito di questo viaggio! PRIMA TAPPA: EZE VILLAGE E E’ stata proprio quella la prima tappa del nostro viaggio: Eze Village, un piccolo paesino medievale arroccato su una collina, al quale si arriva salendo per un sentiero sassoso. Èze, che fino al 1861 fu territorio italiano, è un villaggio di circa 2.500 abitanti, situato lungo Prima di incamminarci verso Eze avevamo in programma di visitare la fabbrica di profumi “Fragonard”, poco distante. Appena entrati dal grande portone, sono stata avvolta da un misto di fragranze che per poco non mi hanno fatto starnutire. E’ stato molto interessante scoprire come viene ottenuto l’impasto per le saponette, che è il prodotto principale della fabbrica. L’essenza profumata,infatti, viene gettata in una macchina che la mescola con delle scaglie di sapone neutro, sciogliendolo. Quando l’impasto è pronto, il sapone esce sotto forma di cilindri lunghi una ventina di centimetri e un operaio, premendoli in uno stampo, da’ loro la forma desiderata. La visita è stata breve, ma poi la guida ci ha portati nel negozio e, dopo averci radunati attorno ad un bancone, ci ha consegnato delle linguette di carta profumata; ognuna di esse corrispondeva a un’essenza che avremmo trovato nel negozio di Fragonard. In seguito, ognuno è stato libero di acquistare, oltre ai profumi, anche creme per il viso, gel doccia, saponette e altri prodotti interessanti. Non è stata però la profumeria il pezzo forte di quella prima giornata: appena usciti dall’edificio ci siamo arrampicati sul ripido e ghiaioso sentiero che conduceva a Eze. Fortunatamente le professoresse ci hanno permesso di girare il paese da soli, lasciando a noi il piacere della scoperta. Con alcune mie amiche mi sono divertita a ripetere più volte il giro di Eze. Era come essere in un grande labirinto di stradine che finivano per incrociarsi in un unico punto. Abbiamo cercato di esplorare ogni angolo e io, per quanti sforzi avessi fatto, non sono riuscita a tenere a freno la macchina fotografica. Da qualsiasi terrazzo abbiamo potuto gustare il colore opaco del mare e l’intensità della vegetazione. Ho subito capito che stavo respirando aria diversa dalla solita: aria di mare, soprattutto pulita; insomma…qualcosa che meriti questa denominazione, dato che a Lumezzane si respira lo smog delle auto!! Mi sono riempita i polmoni di quella freschezza ristoratrice. Mi hanno impressionato molto i negozietti ricavati da vere e proprie “stanzette”. Si vendeva di tutto: dalle confetture ai vestiti, dalle cartoline ai tappeti…era tutto così delizioso e pittoresco che mi sembrava di essere entrata, come una macchia di colore, dentro un quadro di Van Gogh! In cima a Eze c’era un Giardino Esotico, che però ci è stato sconsigliato. Abbiamo escogitato lo stesso un modo, se non per entrare, per vedere la vegetazione esotica. Gira e rigira per Eze, ci siamo ritrovate nella piazza della Chiesa e da là abbiamo scorto delle scale piuttosto ripide che portavano al cimitero. Abbiamo provato ad avventurarci, salendo così ancora più in alto. Siamo entrate infine in un vecchissimo cimitero, dove molte tombe erano crepate e gran parte dei fiori erano secchi da un pezzo. Abbiamo continuato a camminare e dopo pochi passi, oltre la rete, si è aperto un panorama incantevole: il mare si stendeva, bagnando la sponda rigogliosa come un velo mosso dal vento e proprio sotto di noi c’era il Giardino Esotico, con cactus giganti e piante grasse che sembravano scoppiare. C’erano anche degli arbusti rivestiti di fiori gialli che splendevano sotto il sole! Che meraviglia! Ho infilato l’obiettivo della macchina fotografica attraverso la rete e ho scattato alcune foto molto suggestive. Purtroppo, dopo la bella scoperta, era già ora di tornare al pullman, così ci siamo incamminate. Mentre aspettavamo gli ultimi compagni, mi sono affacciata dal muretto; da là si vedevano tante case costruite sui fianchi della montagna, ma la cosa più sorprendente fu che quasi tutte avevano una grande e fresca piscina. Intanto che ammiravo il paesaggio, scattando qua e là qualche fotografia, ho visto che gli altri si stavano già avviando, così li ho seguiti. Mi è dispiaciuto parecchio lasciare quel posto in cui regnava la quiete, ma ho anche pensato che quello era solo l’inizio del nostro viaggio!!! SERENA BONOMI II A 29/03/08 ![]() SECONDA TAPPA: IL CASTELLO DI TARASCON Dopo una bella dormita in hotel e una sostanziosa colazione, ci siamo preparati nell’atrio dell’albergo per recarci in un paese nei pressi di Arles: Tarascon, dove avremmo visitato una fortezza sulle rive del Rodano. Tarascon assunse importanza solo quando venne annessa alla contea di Provenza, perché il fiume sul quale tuttora si affaccia, segnava il confine con il Regno di Francia. Per quanto riguarda il Castello, fu la residenza preferita di Carlo d’Angiò, ma vi soggiornarono anche i galeotti imprigionati. Dal pullman, potevamo già vedere il grande castello che si stagliava contro il cielo azzurro, accogliendoci in tutta la sua maestosità. Essendo mattina, era ancora chiuso al pubblico, così, aspettando che aprisse, abbiamo fatto un giro al mercato di Tarascon. C’era veramente di tutto: collane e braccialetti, bancarelle di frutta e verdura; vestiti e giocattoli…insomma, in ogni stradina c’erano diversi banchetti, tutte molto interessanti. All’ora prestabilita ci siamo ritrovati in un giardino pubblico, dove abbiamo mangiato i nostri panini. In tarda mattinata il castello ha aperto e mi ha incuriosito molto, perché le torri salivano nella loro imponenza verso il cielo e sembravano pendere sopra di noi! Il massiccio ponte levatoio in pietra ci ha permesso di superare il fossato sottostante e, varcato l’ingresso dell’alto portone, siamo entrati nel giardino ombroso, per poi cominciare la visita alle stanze. Per accedere a ogni piano successivo, si doveva sempre salire per delle strette scale a chiocciola, anche un po’ scivolose!! L’ultimo piano è stato il più eccitante perché le scale portavano sul tetto del castello, che non era altro che una terrazza a quarantotto metri da terra, dalla quale si poteva godere uno splendido panorama! Due torri quadrate del castello erano bagnate dal corso del fiume Rodano. Dall’altra parte le torri erano rotonde e si affacciavano su Tarascon e sul fossato sottostante, che in quel momento era prosciugato. Quel castello, in passato, fu molto funzionale e utile per diversi scopi; infatti, oltre ad essere stato una residenza, funzionò anche come strategica prigione, dal momento che sarebbe stato difficile scappare per i prigionieri, con un profondo fossato da una parte e il Rodano dall’altra! Dalla terrazza, si apriva una veduta molto suggestiva: le rare nuvole permettevano di scorgere i particolari più lontani e sono rimasta incantata dal color ottanio del fiume, che scorreva placidamente sotto di noi! Ho adocchiato anche le pale eoliche, in lontananza, che muovevano le loro lunghe braccia ad ogni alito di vento. E’ stato difficile scattare le fotografie, perché il vento fresco mi mandava i capelli davanti all’obbiettivo della macchina fotografica. Mi ha colpito particolarmente la vegetazione ancora intatta sulle numerose colline che circondano Tarascon, nonostante le numerose villette sparse qua, impreziosite dalla piscina! Mi sono divertita molto a fare più volte il giro della terrazza, che era molto ampia, perché da ogni posizione si scorgevano nuovi punti interessanti del paesaggio. C’erano alcuni miei compagni che soffrivano di vertigini e non osavano affacciarsi oltre le mura. Secondo me si sono persi una meraviglia che non vedranno da nessun altra parte! Io, invece, ho messo l’obbiettivo della macchina fotografica oltre le feritoie del pavimento, dalle quali si scorgeva l’acqua del fiume e le sue sponde, scattando una foto molto particolare! Quando è stata ora di scendere, ho gettato un ultimo sguardo d’addio alle nuvole, al cielo, alle mura massicce, che avrei potuto rivedere solo cercando tra i miei più vivi ricordi !!! La sera, nel mio letto, ho ripensato a tutto ciò che avevo visto e vissuto, cercando di rendermi conto della mia fortuna, perchè non tutti hanno la possibilità di vivere esperienze eccitanti e, allo stesso tempo istruttive, come questa!!! SERENA BONOMI IIA 26/03/08 TERZA TAPPA: LES BAUX-DE-PROVENCE E SAINT RéMY Dopo avere visitato il famoso castello di Tarascon ci siamo recati a Les-Baux-de-Provence, un comune francese di 434 abitanti, situato nel dipartimento delle Bocche del Rodano, nella regione Provenza-Alpi-Costa-Azzurra. Questo piccolo comune sorge su uno sperone roccioso, a sud di Avignone e a nord-est di Arles e deve la sua fama al suo importante castello. Durante il Medioevo, Les Baux e i dintorni furono dominati dai Signori di Baux, che, secondo la leggenda, erano gli antenati del Re Magio Baldassarre. Solo nel 1632 iniziò la decadenza di Les Baux: diventato un centro protestante abitato dai ribelli, venne fatto smantellare da Richielieu che lo fece radere praticamente al suolo, proprio così come si vede oggi. Nonostante il castello non si sia perfettamente conservato, Les Baux racchiude un fascino molto speciale, infatti, ancora prima di scendere dal pullman, guardando il paesaggio, ho avvertito un senso di stupore molto insolito: il cielo piuttosto nuvoloso avvolgeva come un pesante mantello tutto ciò che era visibile ai miei occhi. Infine, siamo scesi dal pullman ai piedi di Les Baux e mi ha fatto una certa impressione vedere le rovine del castello levarsi sopra di noi! Ben presto abbiamo scoperto che le vie di quel paesino, oltre a essere affascinanti come un gioiello, erano anche molto ripide, poiché avevano mantenuto una struttura medievale! Giunti a un’estremità di Les Baux, si è aperta ai nostri occhi una grande distesa ghiaiosa , interrotta qua e là da qualche piccolo arbusto di un particolare verde intenso, che avevo già visto lungo il percorso; ho subito notato che la vegetazione è meno varia di quella della Costa Azzurra, poiché il paesaggio è costituito in gran parte da innalzamenti rocciosi di colore bianco-grigio, ricoperti da una folta vegetazione di cespugli bassi e verde scuro. Ognuno di noi si è spinto verso un punto panoramico, poiché l’estesa terrazza, situata in cima a Les Baux, offriva una splendida veduta sui suoi dintorni. Per tutto il tempo che siamo stati là, mi è sembrato di tornare indietro di mille anni, proprio nel tempo in cui i cavalieri partivano con i loro cavalli per controllare i possedimenti del Signore di Baux…non mi sarei più mossa da quel posto, dal quale si potevano scorgere, sotto ai propri occhi, le colline verdeggianti e le coltivazioni di vite e di ulivo, curate con attenzione dai contadini. Più in là si stagliavano contro le nuvole le Prealpi Francesi; voltati dall’altra parte, era possibile intravedere una striscia luccicante stendersi all’orizzonte. Da lassù anche il mare era visibile! Mi sembrava di essere stata catapultata dentro un’autentica cartina geografica!!! Il vento era tagliente e annunciava pioggia., infatti, a distogliermi dai miei pensieri, sono stati i chicchi di grandine che cadevano dal cielo come una tempesta di perle argentee, sparse sul suolo ghiaioso. I pochi alberi ancora spogli erano uno sfondo perfetto per il maltempo. Ben presto, per sfuggire alla grandine che ci colpiva violentemente, ci siamo messi a correre a capofitto tra i sassi per trovare un riparo! E’ stato un luogo spettacolare e impressionante quello appena descritto, ricco di contrasti e particolarità! E’ stato difficile abbandonare quel posto affascinante, quasi vivo, capace di cambiare espressione nel giro di pochi minuti: dal sole, alle nuvole, alla grandine…non credo di aver mai visto niente di più suggestivo in tutta la mia vita!! Lasciato Les Baux, eravamo già diretti verso un’altra tappa della nostra gita: Saint Rémy, patria di Nostradamus, che vi nacque nel 1503 e rese famoso questo tranquillo comune di 9.806 abitanti, situato nello stesso dipartimento e nella medesima regione di Les Baux. Saint Rèmy si trova ai piedi delle Alpilles, modesta catena montuosa prealpinica ricca di oliveti selvatici. Quando siamo arrivati il cielo era cupo e per terra c’erano molte pozzanghere. Mi sentivo il freddo persino nelle ossa e l’idea di lasciare il calduccio del pullman non mi entusiasmava tanto, anche se poi mi sono dovuta aggregare agli altri che stavano partendo per andare alla casa natale del famoso astrologo, scrittore e farmacista Nostradamus. Giunti in un vicolo molto stretto le professoresse ci hanno fatto leggere ciò che c’era scritto su un lastra di marmo infissa nella parete della casa di Nostradamus. L’unico problema stava nel fatto che eravamo troppi e quel passaggio era ridotto. Non è stata molto interessante quest’ultima tappa, a dire il vero, perché oltre alla casa di Nostradamus, che non era nemmeno visitabile, non c’era altro. Le professoresse allora ci hanno dato il permesso di andare in giro da soli. Io e alcune mie amiche abbiamo seguito la professoressa Avaldi, con la quale abbiamo visitato alcuni negozietti tipici. Mentre passeggiavamo per le stradine di Saint Rémy, siamo passate davanti ad una pasticceria e la professoressa ha pensato bene di comprare e di offrirci alcuni dolci alle mandorle, molto invitanti. Che squisitezza! La pasta alle mandorle si scioglieva in bocca lasciando un delicato sapore genuino e le mandorle scricchiolavano sotto i denti…Quella sublime prelibatezza ci ha accompagnato fino alla piazza nella quale avevamo deciso di ritrovarci. Con l’avvicinarsi della sera, la temperatura si abbassava sempre di più e noi eravamo stretti nelle nostre giacche a vento. Ricordo perfettamente che sull’insegna della farmacia, di tanto in tanto appariva la temperatura, che si aggirava intorno agli otto gradi!! Sfortunatamente alcuni compagni hanno tardato a tornare, così, prima che ci fossimo tutti, è passato un bel po’ di tempo. Come siamo saliti sul pullman mi è sembrato di essere un ghiacciolo che entra nel microonde!! Finalmente un po’ di tepore! Ero così stanca che mi sono addormentata e quando il pullman si è fermato davanti all’hotel, avevo solamente voglia di entrare nella mia stanza, farmi una bella doccia calda, e andare a cena!! SERENA BONOMI II A 12/04/’08 QUARTA TAPPA: AIX-EN-PROVENCE E SAINT PAUL DE VENCE I tre giorni trascorsi in Provenza sono passati molto velocemente e la mattina del cinque marzo, giorno della partenza, nelle nostre camere c’era un gran disordine: ognuna di noi era occupata a rifare i bagagli e a raccogliere le ultime cose dal comodino. Io temevo di tardare alla colazione, poiché avevo un certo languorino! Dopo esserci accertate di avere spento tutte le luci e di avere pulito bene il bagno, ci siamo trovate con gli altri a fare colazione, per poi salire sul pullman e lasciare definitivamente il nostro albergo. La prima tappa di quella giornata è stata Aix-en-Provence, situata nel dipartimento delle Bocche del Rodano. Durante il Medioevo fu la capitale della Provenza e raggiunse il suo massimo splendore e sviluppo dopo il XII secolo, con gli Aragonesi e gli Angioini, che la trasformarono in una città artistica e culturale. Oggi è una città universitaria, prestigiosa a livello storico, per questo è possibile ammirare palazzi e monumenti dell’antichità. Appena arrivati abbiamo seguito le professoresse per le vie pedonali di Aix. Sinceramente ho trovato questa città un po’ sporca, anche perché ci sono molti cani randagi che rendono poco pulite le strade e le piazze. A parte questo è sicuramente una cittadella che possiede un grande patrimonio architettonico: durante la nostra “passeggiata” la professoressa Zobbio ci ha fatto notare la struttura del municipio, che ha sede nell’Hotel de Ville. E’ una costruzione in stile neoclassico risalente alla metà del XVII secolo, che domina una caratteristica piazza quadrata. Inoltre è dotata di una torre con un grande orologio. Sono rimasta stupita di fronte a quell’attraente edificio pieno di ornamenti e sfarzosità. Dopo un breve tratto di strada siamo giunti di fronte alla magnifica cattedrale di Saint Saveur, realizzata attorno alla fine del 1200 e nella prima metà del 1300. La facciata è in stile gotico- fiammingo, caratterizzato da statue in rilievo, che io ho trovato molto particolari. Insieme alle professoresse abbiamo deciso di far visita all’interno della cattedrale, quindi ci siamo suddivisi in gruppi. Ho osservato volentieri e con attenzione gli affreschi che decoravano le pareti e notavo sempre di più la precisione del pittore che aveva dipinto le facciate. Quando sono arrivata in fondo alla cattedrale sono rimasta un po’ delusa perché lo stile che adornava l’altare, a mio parere, non stava proprio bene con il resto: il leggio e le gambe dell’altare erano costituite da massicce spirali dorate, pesanti alla vista e decisamente fuori luogo. Dopo aver girato la cattedrale abbiamo scoperto che a servizio della parrocchia c’erano delle persone pensionate che davano la loro disponibilità per esporre la storia di St. Saveur. Noi abbiamo approfittato dell’occasione, così due signore si sono offerte per spiegarci. Nel mio gruppo è venuta una signora molto simpatica, con i capelli grigi e gli occhi blu. Ci ha portati a vedere il chiostro, che è una vera meraviglia, perché è circondato da un porticato, sostenuto da colonnine di marmo incise con estrema precisione e con un significato molto profondo; ai quattro angoli c’erano i simboli degli evangelisti e su un’altra colonna era raffigurato san Pietro con le chiavi del Paradiso. La nostra “guida” aveva paura che noi non intendessimo bene ciò che diceva, poiché parlava in francese, così continuava a gesticolare con le braccia per farci capire la spiegazione. Ho intuito qualcosa, ma buona parte del discorso è stata tradotta dalla professoressa Zobbio. Naturalmente la parte interna del chiostro era abbellita con dei fiori colorati e nel centro s’innalzava un pozzo di modeste dimensioni. La professoressa Nassini, alla fine, ha aggiunto che il pozzo interpretava il collegamento tra il sottosuolo, la terra e il cielo. La signora infine ci ha ringraziato e ci ha rivelato di essere affascinata da Brescia, dove è stata anche in vacanza. Dopo esserci salutati abbiamo ripercorso le strade di Aix e siamo giunti al pullman. Il programma, a questo punto, prevedeva, sulla via del ritorno, Sant Paul de Vence come ultima tappa. Verso mezzogiorno siamo arrivati a questo grazioso paesino che conserva una struttura medievale poiché è organizzato in stradine collegate tra loro tramite delle scalette. Avevo molta fame, così non ho esitato a comprare una deliziosa e fumante crêpe alla nutella! Ci è stato permesso di girare da soli St Paul, pieno di negozietti molto carini! Ho comprato della lavanda, una saponetta alla mimosa per mia mamma e una penna per mio papà. Ho anche scattato molte fotografie perché St. Paul è ricco di vialetti fioriti e casette molto pittoresche. Dopo aver passato un bel pomeriggio là è venuta l’ora di partire e lasciare E’ stata comunque un’esperienza nuova quella della gita di tre giorni. Ho avuto modo di conoscere località, paesaggi, tradizioni e cibi diversi dai soliti, ma soprattutto ho provato a stare insieme ai miei compagni e ai professori fuori dall’ambiente scolastico!!! SERENA BONOMI II A 28- 04-2008
Amo scrivere...leggi i miei temi!
14:37, Jun. 13, 2008
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Scrivere è uno dei miei hobbies preferiti. Fortunatamente la nostra professoressa di italiano ce ne fa scrivere uno ogni 15 giorni, così, con la scusa che sia un compito, la scrittura ha la priorità!!Se vuoi conoscermi meglio ti consiglio di leggere questi temi, perchè credo che leggendo qualcosa che qualcun'altro ha scritto ci si possa arricchire. Spero che questi miei piccoli lavori possano essere letti da qualcuno che li apprezzi!! Grazie, TEMA N°1Serena LA RIA Mio nonno lasciava spesso il suo cane libero nella Ria; a forza di correre avanti e indietro, aveva tracciato numerosi sentierini che facilitavano il passaggio. Pochi metri dopo il tavolo cresceva una lunga siepe verdeggiante che attraversava Passavamo molto tempo insieme e, durante le nostre scorribande, ce ne capitavano di cotte e di crude!!. L’ultimo pezzo della Ria era il più ripido, lungo il quale crescevano indisturbati i pungitopo. Noi, per divertimento, facevamo a gara a chi, dal basso, arrivava prima in cima alla salita scoscesa. Un giorno accadde che, giocando, una delle mie amiche scivolò e cadde dentro i pungitopo; per fortuna non si fece niente! A forza di stare nella Ria, imparai alcune tecniche fondamentali come, per esempio, su quali sassi mettere i piedi, quali erbe fossero robuste e quali no…Questi trucchetti, però, non sempre funzionavano; infatti, una volta, mentre correvo per uno stretto sentiero, la terra franò ed io, per non cadere, mi aggrappai a un alberello che all’apparenza era molto carino, ma di fatto era pieno di spine. Mi ritrovai per terra con le mani dolenti! Tuttavia non mi arrabbiavo perché quelli, dopotutto, erano gli incidenti del mio mondo… sempre meglio di quelli che succedono sulle strade!!! Andavo molto fiera della nostra Ria perché sapevo che pochi godevano di una simile fortuna. Forse sembra esagerato descriverla così, ma per me D’inverno, come tutti, aveva freddo e quindi si sceglieva la coperta più bianca e morbida per riposare. Era una meraviglia vedere la neve ricoprire tutto e quando scendevo nella Ria addormentata, come per incanto, avrei voluto riposare anch’io con lei. Quando poi finiva la stagione fredda, gli alberi e i cespugli si scoprivano e sbadigliavano,come se ad un tratto fosse venuto mattino. In primavera inoltrata era ancora più bello perché le chiome rigogliose degli alberi oscillavano dolcemente al vento e il polline si levava in aria e scompariva in alto. Al tramonto, i raggi caldi del sole s’infilavano stanchi tra i rami e le foglie per cercare riparo e si ritiravano per poi sparire dietro i monti. Ho ammirato tante volte questa meraviglia e ho desiderato che quel momento non finisse mai. Naturalmente, la primavera era il periodo più bello per giocare e stare all’aria aperta: mi piaceva molto annusare il profumatissimo gelsomino che emanava una fragranza delicata. Un’altra cosa che amavo fare era cogliere le primule, infilarmi il loro stelo corto e forato in bocca e suonarle; infatti le primule emettono un suono simile a quello di un fischietto, ma molto più melodioso. Dopo la primavera, in estate, passavo il mio tempo a cercare le fragoline di bosco; erano grandi quanto un’unghia e si scioglievano in bocca lasciando una dolcezza incomparabile! Nelle estati più calde, era un sollievo andare nella Ria e sedersi sotto un pesco, godendosi l’arietta fresca che danzava, offrendo ristoro. I grilli allietavano le serate estive con il loro canto, suscitando una sensazione di pace e serenità. Naturalmente, non era da meno l’autunno, stagione in cui Pochi giorni dopo i muratori montarono la gru che con le sue ruote estirpò gli armoniosi sentierini di terriccio bruno. Solo allora capii che mentre io crescevo , anche Mi rassegnai e assistetti con gran dolore alla costruzione di quella che doveva essere la futura casa di mia zia. Ora i lavori sono finiti da un anno circa, ed è proprio vedendo quel piccolo pezzo di Ria che è rimasto che ho voluto ricordarla con una descrizione. Adesso è nuda e spoglia; alcuni calcinacci giacciono ancora sul terreno morto. Credo di non averla mai ringraziata abbastanza per tutto quello che mi ha insegnato e che mi ha saputo dare. (Con questo tema ho vinto il terzo premio al Concorso letterario "Racconto d'Inverno" di Lumezzane, nella categoria 11-14 anni) TEMA N°2 L’ELEFANTINO DI MALACHITE E’ sempre lì, sull’angoliera del salotto, davanti alla fotografia dei miei nonni materni. Mia nonna amava moltissimo quell’elefantino. Gliel’aveva portato suo fratello, missionario in Zambia e da quel giorno l’aveva custodito come un grande tesoro. E’ di malachite, non più alto di un pollice. Io trovo questa pietra bellissima, unica nel suo genere: le sue venature sono in certi punti color acqua, in altri, più scure, come le foreste; c’è anche del nero e non saprei dire se sia opaco o lucido. La cosa più bella però è che quando lo esponi alla luce, i suoi colori assumono un non so ché di liquido e incredibilmente vivo. Se lo si guarda attentamente è anche possibile individuarne dei disegni; io vi ho trovato il vento, descritto da una rosa verde smeraldo con una coda ondulata, e una pelle di serpente… Gli occhi dell’elefantino sembrano due gocce bianche immerse in quel turbine di macchie, colori, fantasia…Se solo penso che è stato scolpito a mano in Africa! Mia nonna aveva parecchie statuine di questo tipo, ma l’elefantino era di certo il suo preferito. Ricordo la sua disperazione quando, un giorno , si accorse che l’elefantino non era al suo posto! L’aveva perso! In men che non si dica, la sua casa si trasformò in un vero magazzino. Mobili spostati, cassetti aperti e un frenetico andare e venire da una stanza all’altra .Tutto per quell’elefantino che, probabilmente aveva spostato mentre spolverava. Non si diede pace finché non l’ebbe ritrovato! Credo che l’avesse così a cuore perché le ricordava l’Africa e i suoi animali, che tanto amava, e l’idea di dover raccontare a suo fratello che aveva perso la malachite le dispiaceva immensamente. Ora che mia nonna non c’è più, mi piace pensare che l’elefantino in posizione di marcia, sia simile a lei, che amava tanto camminare… Mia nonna li aveva visti davvero gli elefanti e io le chiedevo sempre com’erano, che cosa facevano…poi prendevo l’elefantino e lo facevo correre sul suo divano, fingendo che fosse Mi sono sempre chiesta come sia l’elefantino all’ interno, ma naturalmente, per scoprirlo, dovrei romperlo e quindi rimarrà sempre un mistero. Non mi resta quindi che immaginarlo…Le venature potrebbero essere sempre uguali a quelle esterne fino al centro della pietra oppure cambiare i motivi ad ogni strato. Un’altra dote della malachite è quella di aprirti l’immaginazione e farti trovare in ogni pezzo il disegno in cui ti riconosci di più… Forse è proprio questo il motivo per cui sono tanto attratta da questo piccolo elefante: in lui vedo Spero che l’elefantino non si stanchi mai di narrare le sue storie e che chi lo guardi sappia sempre tenere viva l’immaginazione per ascoltarle. BONOMI SERENA 11 aprile 2007 IL LAGO AVIOLO Domenica scorsa io e la mia famiglia siamo partiti con i miei zii e degli amici e siamo andati a Vezza d’Oglio, in Val Camonica; da là parte una camminata che dura un’ora circa e giunge ad un rifugio: il rifugio Aviolo. La nostra intenzione,una volta giunti in cima, era di continuare fino al lago che distava pochi minuti dal rifugio. Partimmo con i nostri zaini e le racchette da montagna. Il sentiero si presentò subito ripido, era in mezzo al bosco. Percorremmo il primo pezzo all’ombra anche se eravamo già tutti sudati. Quando passammo sotto una specie di nicchia, cogliemmo l’occasione per bagnarci un po’, poiché grandi goccioloni d’acqua scivolavano dalla roccia. Quella frescura purtroppo finì presto perché, voltato lo sguardo, scoprimmo che ci aspettava una lunga rampata rocciosa che saliva per il pendìo. Oltretutto era al sole e il caldo batteva sulle nude pietre e si ripercuoteva su di noi. Che fatica!! Quando finalmente arrivammo al rifugio ci recammo tutti,come un gregge di pecore, alla fontanella dalla quale sgorgava la fresca acqua di sorgente. Io ero stanca morta e quando sentii che gli altri intendevano andare al lago Aviolo provai a protestare,ma poiché non volevo stare da sola al rifugio a badare ai miei fratelli, mi autoconvinsi che sarebbe stato meglio andare con i miei a questo benedetto laghetto. Dietro la curva però, si aprì ai miei occhi uno spettacolo indescrivibile che mi fece dimenticare ogni fatica: un laghetto si stendeva come un velo in una vallata stretta tra due montagne; era circondato da modesti pini che scendevano dai ripidi prati e sullo sfondo… un grande tappeto erboso attraversato dal torrente e infine il ghiaione, sotto al ghiacciaio che si alzava maestoso con la sua cascata. Fu proprio da quella parte che andammo e ci fermammo al fiume, ci levammo le scarpe e immergemmo i piedi nell’acqua gelida. Il fiume sembrava uno specchio che riluceva alla luce del sole e quel freddo di montagna era proprio tagliente come il vetro… Brrr… Era bellissimo tenere i piedi nell’acqua e guardare le montagne che si stagliavano contro il cielo terso… assaporare l’aria libera e solitaria che ti spettinava i capelli ad ogni alito di vento…quell’aria che probabilmente era passata tra le corna di un camoscio e avrebbe solleticato le ali di un’aquila che con la sua acutissima vista forse ci stava osservando dall’alto. Era già quasi l’una quando tornammo al rifugio. Dopo aver mangiato ci recammo di nuovo al laghetto che splendeva più che mai. Non saprei come descrivere quel suo colore tutto particolare. So solo dire che sembrava che le montagne e il cielo si fossero uniti e avessero dato vita al laghetto. Verso le tre imboccammo il sentiero del ritorno e, giunti al parcheggio, mangiammo e ci cambiammo le scarpe, poi partimmo con il ricordo di quella giornata meravigliosa. Forse la montagna , con i suoi sentieri selvaggi, fa sudare e faticare,ma poi, ha un modo tutto suo di ricompensarti. SERENA BONOMI 18-07- ‘07 UN’OSPITE INASPETTATA Solesempre era un piccolo regno dove il sole splendeva sempre. Gli abitante di Solesempre avevano l’abitudine di accogliere con grande entusiasmo qualsiasi turista. Quel giorno, il re e la regina di Solesempre erano pronti a dare una notizia terrificante ai loro sudditi: non era mai capitato in quel piccolo paese che venisse per le vacanze un turista assai strano. All’alba, il re Solinka fece mandare il suo messaggero a lasciare in ogni casa una lettera che annunciasse chiaramente l’arrivo della …Signora Pioggia!! Gli abitanti volevano serrare le loro case come meglio potevano, ma … l’idea di dover organizzare una festa li attirava troppo; così alcuni rappresentanti del paese parlarono con il re e con la regina a nome del popolo dicendo: “Noi siamo qui per chiedervi il permesso di preparare una festa anche per la signora Pioggia, d- dopo tutto anche lei merita di essere la “benvenuta” fra noi …” Il re era abbastanza turbato; la regina Soleste sgranò i suoi grandi, meravigliosi occhi verdi; i corpi impettiti delle guardie si irrigidirono al sentir queste parole: con i visi sconvolti, si misero a borbottare tra loro; la fedele barboncina della principessa Solestizia cominciò a saltare sul sofà e ad abbaiare con quanta più voce aveva; al consigliere del re caddero per terra gli occhialetti dalla montatura d’oro e la parrucchiera della regina diventò bianca come uno straccio. Il re gridò a squarciagola: “Ora basta; manteniamo la calma!” Nella stanza regnò un silenzio di tomba; si sentì solo il rumorino del consigliere che raccoglieva gli occhiali, ormai un po’ rotti e rovinati, e li riponeva con attenzione sul piccolo naso appuntito. Il re si accarezzò nervosamente la barbetta caprina e poi rispose: “Anche secondo me la pioggia va accolta come tutti gli altri turisti; da domani tutti rispetteranno questa nuova legge: non si faranno più distinzioni. D’ora in poi, questa sarà la nuova legge base di Solesempre. I giorni passavano e tutti si davano da fare per preparare la festa alla signora Pioggia: c’era che preparava le torte e i pasticcini; dai forni delle pittoresche casine di Solesempre fumava un irresistibile profumino di ciambelle; perfino i bambini si davano da fare preparando coloratissimi e allegri festoni di benvenuto; i falegnami tiravano a nuovo vecchi tavoli tarlati e, se necessario, ne costruivano altri. Finalmente, la signora Pioggia si fece sentire. Dapprima, si manifestarono nel cielo grandi nuvolosi neri che avanzavano a gran velocità verso la gente. Il Vecchio Saggio Solktatarium affermò che dentro quelle nubi viveva Tutti si guardarono attorno: infatti,in quel paese dove c’era tanto sole, crescevano molti alberi, ma nessuno di loro dava frutto; erano rare le macchie di verde sul terreno duro, secco, quasi crepato. Ad un tratto le gocce si fecero più forti e fitte, da non vedere più niente; quasi subito tutto il trambusto cessò e si udì solo i ticchettio dei pesanti goccioloni. La gente, prima un po’ preoccupata e agitata, scrutò i prati, i campi e i giardini e … sorpresa! La pioggia aveva cambiato ogni cosa: tutto era verdeggiante, dolcissimi fichi sembravano dire “prendimi”!! Sugli alberi di pesco dei fiorellini rosa ondeggiavano al vento e le mele e le pere parevano tempestate di perle. Gli abitanti allora compresero di essersi sbagliati a giudicare la pioggia ancora prima di averla conosciuta. Capirono che tutti esistono per migliorare il mondo e per dare felicità. SERENA BONOMI (Con questo tema ho vinto il Concorso letterario " Racconto d'Inverno" , di Lumezzane, nella categoria 6-10 anni- 2006) *Descrivo un’esperienza come se fosse realmente accaduta, ma che non ho mai vissuto. Ero in Australia da qualche giorno con una mia amica e il momento tanto atteso stava già arrivando. La nostra guida, che era italiana, ma aveva vissuto molto tempo là, ci portò finalmente a esplorare la grande Scogliera Corallina. In riva al mare ci aspettavano delle persone a bordo di un motoscafo. Insieme ci spingemmo al largo e la barca si fermò nel bel mezzo dell’Oceano. Avevamo già indosso le tute subacquee e la nostra guida ci ordinò di mettere le bombole e la maschera; il mare turchino era pronto ad accoglierci nella sua limpidità. Con un tuffo ci immergemmo tutti e tre. Appena il mio corpo sprofondò nell’acqua centinaia di bollicine risalivano verso l’alto. Quando sparirono riuscii a vedere i miei compagni di avventura. C’era un silenzio stranissimo, interrotto solo dal fremito del mio respiro. Con un gesto del braccio la guida ci invitò a seguirlo e noi ci lasciammo alle spalle l’ombra del motoscafo. Dopo pochi metri si presentò ai nostri occhi uno spettacolo grandioso… inimmaginabile… La grande Scogliera colpì i nostri occhi con il suo fascino; i raggi del sole pallido riuscivano ancora a filtrare dalla superficie, creando un gioco di luci e colori che non avevo mai visto da nessun’altra parte. Decine di alghe rosse ondeggiavano ad ogni minima vibrazione nell’acqua. Gruppi di pesci colorati nuotavano in tutte le direzioni. La guida ci fece capire che non c’era tempo da perdere e che ciò era solo l’anticamera di tutto il resto. Al nostro passaggio i pesci, impauriti, cambiavano direzione ed era formidabile come riuscissero a ritirarsi in minuscoli buchi scavati dentro il corallo. Più avanti potemmo osservare i
pesci pagliaccio che entravano e uscivano dai loro anemoni e nuotavano lievi
tra le piante e i coralli. I pesci farfalla erano meravigliosi: con la loro
pinna allungata verso l’alto e la loro bocca sottile. Le loro strisce gialle e
nere li rendevano ancora più vivaci ed eleganti. Mentre nuotavamo vedemmo delle
grosse ombre sotto di noi. Alzammo la testa e, meravigliati, scoprimmo che era
una famiglia di innocue tartarughe marine che stavano passando per Giunti a un certo punto, vedemmo
un arco fatto interamente di corallo rosa, all’interno del quale erano
cresciute delle buffe alghe variopinte; ci fermammo. La guida si avvicinò
all’arco e lo oltrepassò. Al suo passaggio, tutti i pesci che vi passavano,
erano spariti nelle alghe a velocità fulminea, per poi ritornare a nuotare
liberi come prima. Anche noi lo imitammo e in un certo senso mi sentii
un’intrusa. Mi sentivo troppo grande per passare in mezzo a tutti quei
pesciolini indisturbati. Proprio in quel momento la guida indicò con un dito
l’orologio: erano passati già tre quarti d’ora; ci restava ancora qualche
minuto per tornare indietro e riemergere. Ripercorremmo SERENA BONOMI 26-10-2007 |
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