Dietro le nuvole c'è sempre il sereno - Gita in Provenza

Dietro le nuvole c'è sempre il sereno 

Gita in Provenza

19:20, Jun. 13, 2008  ..  0 commenti  ..  Link
Nei giorni 3-4-5 marzo 2008 la nostra professoressa di francese ha deciso di portare le nostre tre classi seconde della scuola media Serafino Gnutti (Lumezzane-BS) in gita, scegliendo come meta la Provenza.
In questo spazio potete trovare il lavoro che ho realizzato  a proposito di  questo viaggio!


PRIMA TAPPA:

EZE VILLAGE E LA PROFUMERIA  “FRAGONARD

 

E’ stata proprio quella la prima tappa del nostro viaggio: Eze Village, un piccolo paesino medievale arroccato su una collina, al quale si arriva salendo per un sentiero sassoso. Èze, che fino al 1861 fu territorio italiano, è un villaggio di circa 2.500 abitanti, situato lungo la Costa Azzurra, non lontano da Nizza, lungo la panoramica 'Moyenne Corniche'.

Prima di incamminarci verso Eze avevamo in programma di visitare la fabbrica di profumi “Fragonard”, poco distante. Appena entrati dal grande portone, sono stata avvolta da un misto  di fragranze che per poco non mi hanno fatto starnutire. E’ stato molto interessante scoprire come viene ottenuto l’impasto per le saponette, che è il prodotto principale della fabbrica. L’essenza profumata,infatti, viene gettata in una macchina che la mescola con delle scaglie di sapone neutro, sciogliendolo. Quando l’impasto è pronto, il sapone esce sotto forma di cilindri lunghi una ventina di centimetri e un operaio, premendoli in uno stampo, da’ loro la forma desiderata.  La visita è stata breve, ma poi la guida ci ha  portati nel negozio e, dopo averci radunati attorno ad un bancone, ci ha consegnato delle linguette di carta profumata; ognuna di esse corrispondeva a un’essenza che avremmo trovato nel negozio di Fragonard. In seguito, ognuno è stato libero di acquistare, oltre ai profumi, anche creme per il viso, gel doccia, saponette e altri prodotti interessanti. Non è stata però la profumeria il pezzo forte di quella prima giornata: appena usciti dall’edificio ci siamo arrampicati sul ripido e ghiaioso sentiero che conduceva a Eze. Fortunatamente le professoresse ci hanno permesso di girare il paese da soli, lasciando a noi il piacere della scoperta. Con alcune mie amiche mi sono divertita a ripetere più volte il giro di Eze. Era come essere in un grande labirinto di stradine che finivano per incrociarsi in un unico punto.

Abbiamo cercato di esplorare ogni angolo e io, per quanti sforzi avessi fatto, non sono riuscita a tenere a freno la macchina fotografica. Da qualsiasi terrazzo abbiamo potuto gustare il colore opaco del mare e l’intensità della vegetazione. Ho subito capito che stavo respirando aria diversa dalla solita: aria di mare, soprattutto pulita; insomma…qualcosa che meriti questa denominazione, dato che a Lumezzane si respira lo smog delle auto!! Mi sono riempita i polmoni di quella freschezza ristoratrice. Mi hanno impressionato molto i negozietti ricavati da vere e proprie “stanzette”. Si vendeva di tutto: dalle confetture ai vestiti, dalle cartoline ai tappeti…era tutto così delizioso e pittoresco che mi sembrava di essere entrata, come una macchia di colore, dentro un quadro di Van Gogh!

In cima a Eze c’era un Giardino Esotico, che però ci è stato sconsigliato. Abbiamo escogitato  lo stesso un modo, se non per entrare, per vedere la vegetazione esotica. Gira e rigira per Eze, ci siamo ritrovate nella piazza della Chiesa e da là abbiamo scorto delle scale piuttosto ripide che portavano al cimitero. Abbiamo provato ad avventurarci, salendo così ancora più in alto. Siamo entrate infine in un vecchissimo cimitero, dove molte tombe erano crepate e gran parte dei fiori erano secchi da un pezzo. Abbiamo continuato a camminare e dopo pochi passi, oltre la rete, si è aperto un panorama incantevole: il mare si stendeva, bagnando la sponda rigogliosa come un velo mosso dal vento e proprio sotto di noi c’era il  Giardino Esotico, con cactus giganti e piante grasse che sembravano scoppiare. C’erano anche degli arbusti rivestiti di fiori gialli che splendevano sotto il sole! Che meraviglia! Ho infilato l’obiettivo della macchina fotografica attraverso la rete e ho scattato alcune foto molto suggestive. Purtroppo, dopo la bella scoperta, era già ora di tornare al pullman, così ci siamo incamminate. Mentre aspettavamo gli ultimi compagni, mi sono affacciata dal muretto; da là si vedevano tante case costruite sui fianchi della montagna, ma la cosa più sorprendente fu che quasi tutte avevano una grande e fresca piscina. Intanto che ammiravo il paesaggio, scattando qua e là qualche fotografia, ho visto che gli altri si stavano già avviando, così li ho seguiti. Mi è dispiaciuto parecchio lasciare quel posto in cui regnava la quiete, ma ho anche pensato che quello era solo l’inizio del nostro viaggio!!!

 

SERENA BONOMI                    II A                              29/03/08




SECONDA TAPPA:


IL CASTELLO DI TARASCON

 

Dopo una bella dormita in hotel e una sostanziosa colazione, ci siamo preparati nell’atrio dell’albergo per recarci in un paese nei pressi di Arles: Tarascon, dove avremmo visitato una fortezza sulle rive del Rodano. Tarascon assunse importanza solo quando venne annessa alla contea di Provenza, perché il fiume sul quale tuttora si affaccia, segnava il confine con il Regno di Francia. Per quanto riguarda il Castello, fu la residenza preferita di Carlo d’Angiò, ma vi soggiornarono anche i galeotti imprigionati.

Dal pullman, potevamo già vedere il grande castello che si stagliava contro il cielo azzurro, accogliendoci in tutta la sua maestosità. Essendo mattina, era ancora chiuso al pubblico, così, aspettando che aprisse, abbiamo fatto un giro al mercato di Tarascon. C’era veramente di tutto: collane e braccialetti, bancarelle di frutta e verdura; vestiti e giocattoli…insomma, in ogni stradina c’erano diversi banchetti, tutte molto interessanti. All’ora prestabilita ci siamo ritrovati in un giardino pubblico, dove abbiamo mangiato i nostri panini. In tarda mattinata il castello ha aperto e  mi ha incuriosito molto, perché le torri salivano nella loro imponenza verso il cielo e sembravano pendere sopra di noi! Il massiccio ponte levatoio in pietra ci ha permesso di superare il fossato sottostante e, varcato l’ingresso dell’alto portone,  siamo entrati nel giardino ombroso, per poi cominciare la visita alle stanze. Per accedere a ogni piano successivo, si doveva sempre salire per delle strette scale a chiocciola, anche un po’ scivolose!! L’ultimo piano è stato il più eccitante perché le scale portavano sul tetto del castello, che non era altro che una terrazza a quarantotto metri da terra, dalla quale si poteva godere uno splendido panorama! Due torri quadrate del castello erano bagnate dal corso del fiume Rodano. Dall’altra parte le torri erano rotonde e si affacciavano su Tarascon e sul fossato sottostante, che in quel momento era prosciugato. Quel castello, in passato,  fu molto funzionale e utile per diversi scopi; infatti, oltre ad essere stato una residenza, funzionò anche come strategica prigione, dal momento che sarebbe stato difficile scappare per i prigionieri, con un profondo fossato da una parte e il Rodano dall’altra!

Dalla terrazza, si apriva una veduta molto suggestiva: le rare nuvole permettevano di scorgere i particolari più lontani e sono rimasta incantata dal color ottanio del fiume, che scorreva placidamente sotto di noi! Ho adocchiato anche le pale eoliche, in lontananza, che muovevano le loro lunghe braccia ad ogni alito di vento. E’ stato difficile scattare le fotografie, perché il vento fresco mi mandava i capelli davanti all’obbiettivo della macchina fotografica. Mi ha colpito particolarmente la vegetazione ancora intatta sulle numerose colline che circondano Tarascon, nonostante le numerose villette sparse qua, impreziosite dalla piscina! Mi sono divertita molto a fare più volte il giro della terrazza, che era molto ampia, perché da ogni posizione si scorgevano nuovi punti interessanti del paesaggio. C’erano alcuni miei compagni che soffrivano di vertigini e non osavano affacciarsi oltre le mura. Secondo me si sono persi una meraviglia che non vedranno da nessun altra parte! Io, invece, ho messo l’obbiettivo della macchina fotografica oltre le feritoie del pavimento, dalle quali si scorgeva l’acqua del fiume e le sue sponde, scattando una foto molto particolare! Quando è stata ora di scendere, ho gettato un ultimo sguardo d’addio alle nuvole, al cielo, alle mura massicce, che avrei potuto rivedere solo cercando tra i miei più vivi ricordi !!!

La sera, nel mio letto, ho ripensato a tutto ciò che avevo visto e vissuto, cercando di rendermi conto della mia fortuna, perchè non tutti hanno la possibilità di vivere esperienze eccitanti e, allo stesso tempo istruttive, come questa!!!

 

 

SERENA BONOMI                                 IIA                                                      26/03/08



TERZA TAPPA:



LES BAUX-DE-PROVENCE E SAINT RéMY

 

Dopo avere visitato il famoso castello di Tarascon ci siamo recati a Les-Baux-de-Provence, un comune francese di 434 abitanti, situato nel dipartimento delle Bocche del Rodano, nella regione Provenza-Alpi-Costa-Azzurra. Questo piccolo comune sorge su uno sperone roccioso, a sud di Avignone e a nord-est di Arles e deve la sua fama al suo importante castello. Durante il Medioevo, Les Baux e i dintorni furono dominati dai Signori di Baux, che, secondo la leggenda, erano gli antenati del Re Magio Baldassarre.

Solo nel 1632 iniziò la decadenza di Les Baux: diventato un centro protestante abitato dai  ribelli, venne fatto smantellare da Richielieu che lo fece radere praticamente al suolo, proprio così come si vede oggi.

Nonostante il castello non si sia perfettamente conservato, Les Baux racchiude un fascino molto speciale, infatti, ancora prima di scendere dal pullman, guardando il paesaggio, ho avvertito un senso di stupore molto insolito: il cielo piuttosto nuvoloso avvolgeva come un pesante mantello tutto ciò che era visibile ai miei occhi. Infine, siamo scesi dal pullman ai piedi di Les Baux e mi ha fatto una certa impressione vedere le rovine del castello levarsi  sopra di noi! Ben presto abbiamo scoperto che  le vie di quel paesino, oltre a essere affascinanti come un gioiello, erano anche molto ripide, poiché avevano mantenuto una struttura medievale! Giunti a un’estremità di Les Baux, si è aperta ai nostri occhi una grande distesa ghiaiosa , interrotta qua e là da qualche piccolo arbusto di un particolare verde intenso, che avevo già visto lungo il percorso; ho subito notato che la vegetazione è meno varia di quella della Costa Azzurra, poiché il paesaggio è costituito in gran parte da innalzamenti rocciosi di colore bianco-grigio, ricoperti da una folta vegetazione di cespugli bassi e verde scuro. Ognuno di noi si è spinto verso un punto panoramico, poiché l’estesa terrazza, situata in cima a Les Baux, offriva una splendida veduta sui suoi dintorni. Per tutto il tempo che siamo stati là, mi è sembrato di tornare indietro di mille anni, proprio nel tempo in cui i cavalieri partivano con i loro cavalli per controllare i possedimenti del Signore di Baux…non mi sarei più mossa da quel posto, dal quale si potevano scorgere, sotto ai propri occhi, le colline verdeggianti e le coltivazioni di vite e di ulivo, curate con attenzione dai contadini. Più in là si stagliavano contro le nuvole le Prealpi Francesi; voltati dall’altra parte, era possibile intravedere una striscia luccicante stendersi all’orizzonte. Da lassù anche il mare era visibile! Mi sembrava di essere stata catapultata dentro un’autentica cartina geografica!!!

Il vento era tagliente e annunciava pioggia., infatti, a distogliermi dai miei pensieri, sono stati i chicchi di grandine che cadevano dal cielo come una tempesta di perle argentee, sparse sul suolo ghiaioso. I pochi alberi ancora spogli erano uno sfondo perfetto per il maltempo. Ben presto, per sfuggire alla grandine che ci colpiva violentemente, ci siamo messi a correre a capofitto tra i sassi per trovare un riparo! E’ stato un luogo spettacolare e  impressionante quello appena descritto, ricco di contrasti e particolarità! E’ stato difficile abbandonare quel posto affascinante, quasi vivo, capace di cambiare espressione nel giro di pochi minuti: dal sole, alle nuvole, alla grandine…non credo di aver mai visto niente di più suggestivo in tutta la mia vita!!

Lasciato Les Baux, eravamo già diretti verso un’altra tappa della nostra gita: Saint Rémy, patria di Nostradamus, che vi nacque nel 1503 e rese famoso questo tranquillo comune  di 9.806 abitanti, situato nello stesso dipartimento e nella medesima regione di Les Baux. Saint Rèmy si trova ai piedi delle Alpilles, modesta catena montuosa prealpinica ricca di oliveti selvatici. Quando siamo arrivati il cielo era cupo e per terra c’erano molte pozzanghere. Mi sentivo il freddo persino nelle ossa e l’idea di lasciare il calduccio del pullman non mi entusiasmava tanto, anche se poi mi sono dovuta aggregare agli altri che stavano partendo per andare alla casa natale del famoso astrologo, scrittore e farmacista Nostradamus. Giunti in un vicolo molto stretto le professoresse ci hanno fatto leggere ciò che c’era scritto su un lastra di marmo infissa nella parete della casa di Nostradamus. L’unico problema stava nel fatto che eravamo troppi e quel passaggio era ridotto. Non è stata molto interessante quest’ultima tappa, a dire il vero, perché oltre alla casa di Nostradamus, che non era nemmeno visitabile, non c’era altro. Le professoresse allora ci hanno dato il permesso di andare in giro da soli. Io e alcune mie amiche abbiamo seguito la professoressa Avaldi, con la quale abbiamo visitato alcuni negozietti tipici. Mentre passeggiavamo per le stradine di Saint Rémy, siamo passate davanti ad una pasticceria e la professoressa  ha pensato bene di comprare e di offrirci alcuni dolci alle mandorle, molto invitanti. Che squisitezza! La pasta alle mandorle si scioglieva in bocca lasciando un delicato sapore genuino e le mandorle scricchiolavano sotto i denti…Quella sublime prelibatezza ci ha accompagnato fino alla piazza nella quale avevamo deciso di ritrovarci. Con l’avvicinarsi della sera, la temperatura si abbassava sempre di più e noi eravamo stretti nelle nostre giacche a vento. Ricordo perfettamente che sull’insegna della farmacia, di tanto in tanto appariva la temperatura, che si aggirava intorno agli otto gradi!! Sfortunatamente alcuni compagni hanno tardato a tornare, così, prima che ci fossimo tutti, è passato un bel po’ di tempo. Come siamo saliti sul pullman mi è sembrato di essere un ghiacciolo che entra nel microonde!! Finalmente un po’ di tepore! Ero così stanca che mi sono addormentata e quando il pullman si è fermato davanti all’hotel, avevo solamente voglia di entrare nella mia stanza, farmi una bella doccia calda, e andare a cena!!


SERENA BONOMI                               II A                                                    12/04/’08



QUARTA TAPPA:



           AIX-EN-PROVENCE E SAINT PAUL DE VENCE

 

I tre giorni trascorsi in Provenza sono passati molto velocemente e la mattina del cinque marzo, giorno della partenza, nelle nostre camere c’era un gran disordine: ognuna di noi era occupata a rifare i bagagli e a raccogliere le ultime cose dal comodino. Io temevo di tardare alla colazione, poiché avevo un certo languorino!

Dopo esserci accertate di avere spento tutte le luci e di avere pulito bene il bagno, ci siamo trovate con gli altri a fare colazione, per poi salire sul pullman e lasciare definitivamente il nostro albergo. La prima tappa di quella giornata è stata Aix-en-Provence, situata nel dipartimento delle Bocche del Rodano. Durante il Medioevo fu la capitale della Provenza e raggiunse il suo massimo splendore e sviluppo dopo il XII secolo, con gli Aragonesi e gli Angioini, che la trasformarono in una città artistica e culturale. Oggi è una città universitaria, prestigiosa a livello storico, per questo è possibile ammirare palazzi e monumenti dell’antichità. Appena arrivati abbiamo seguito le professoresse per le vie pedonali di Aix. Sinceramente ho trovato questa città un po’ sporca, anche perché ci sono molti cani randagi che rendono poco pulite le strade e le piazze. A parte questo è sicuramente una cittadella che possiede un grande patrimonio architettonico: durante la nostra “passeggiata” la professoressa Zobbio ci ha fatto notare la struttura del municipio, che ha sede nell’Hotel de Ville. E’ una costruzione in stile neoclassico risalente alla metà del XVII secolo, che domina una caratteristica piazza quadrata. Inoltre è dotata di una torre con un grande orologio.

Sono rimasta stupita di fronte a quell’attraente edificio pieno di ornamenti e sfarzosità. Dopo un breve tratto di strada siamo giunti di fronte alla magnifica cattedrale di Saint Saveur, realizzata attorno alla fine del 1200 e nella prima metà del 1300. La facciata è in stile gotico- fiammingo, caratterizzato da statue in rilievo, che io ho trovato molto particolari. Insieme alle professoresse abbiamo deciso di far visita all’interno della cattedrale, quindi ci siamo suddivisi in gruppi. Ho osservato volentieri e con attenzione gli affreschi che decoravano le pareti e notavo sempre di più la precisione del pittore che aveva dipinto le facciate. Quando sono arrivata in fondo alla cattedrale sono rimasta un po’ delusa perché lo stile che adornava l’altare, a mio parere, non stava proprio bene con il resto: il leggio e le gambe dell’altare erano costituite da massicce spirali dorate, pesanti alla vista e decisamente fuori luogo. Dopo aver girato la cattedrale abbiamo scoperto che a servizio della parrocchia c’erano delle persone pensionate che davano la loro disponibilità per esporre la storia di St. Saveur. Noi abbiamo approfittato dell’occasione, così due  signore si sono offerte per spiegarci.

Nel mio gruppo è venuta una signora molto simpatica, con i capelli grigi e gli occhi blu. Ci ha portati a vedere il chiostro, che è una vera meraviglia, perché è circondato da un porticato, sostenuto da colonnine di marmo incise con estrema precisione e con un significato molto profondo; ai quattro angoli c’erano i simboli degli evangelisti e su un’altra colonna era raffigurato san Pietro con le chiavi del Paradiso. La nostra “guida” aveva paura che noi non intendessimo bene ciò che diceva, poiché parlava in francese, così continuava a gesticolare con le braccia per farci capire la spiegazione. Ho intuito qualcosa, ma buona parte del discorso è stata tradotta dalla professoressa   Zobbio. Naturalmente la parte interna del chiostro era abbellita con dei fiori colorati e nel centro s’innalzava un pozzo di modeste dimensioni. La professoressa Nassini, alla fine, ha aggiunto che il pozzo interpretava il collegamento tra il sottosuolo, la terra e il cielo. La signora infine ci ha ringraziato e ci ha rivelato di essere affascinata da Brescia, dove è stata anche in vacanza. Dopo esserci salutati abbiamo ripercorso le strade di Aix e siamo giunti al pullman.

 

Il programma, a questo punto, prevedeva, sulla via del ritorno, Sant Paul de Vence come ultima tappa. Verso mezzogiorno siamo arrivati a questo grazioso paesino che conserva una struttura medievale poiché è organizzato in stradine collegate tra loro tramite delle scalette. Avevo molta fame, così non ho esitato a comprare una deliziosa e fumante crêpe alla nutella! Ci è stato permesso di girare da soli St Paul, pieno di negozietti molto carini! Ho comprato della lavanda, una saponetta alla mimosa per mia mamma e una penna per mio papà. Ho anche scattato molte fotografie perché St. Paul è ricco di vialetti fioriti e casette molto pittoresche. Dopo aver passato un bel pomeriggio là è venuta l’ora di partire e lasciare la Provenza per tornare a casa. A dire il vero ero molto stanca, anche se sul pullman, con tutti i miei compagni che chiacchieravano, non mi sono riposata molto.

 E’ stata comunque un’esperienza nuova quella della gita di tre giorni. Ho avuto modo di conoscere località, paesaggi, tradizioni e cibi diversi dai soliti, ma soprattutto ho provato a stare insieme ai miei compagni e ai professori fuori dall’ambiente scolastico!!!

 

SERENA BONOMI                 II A                                  28- 04-2008



 

 

 

 



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